Intervista a Nino Sutera: «Né marchio commerciale né marketing, ma uno strumento per le comunità»
Le origini e il significato profondo della De.Co.
In questa intervista si ripercorrono la genesi, le basi concettuali e l’iter operativo della Rete dei Borghi GeniusLoci De.Co., secondo la visione delineata dal coordinatore nazionale Nino Sutera. La finalità principale è definire con chiarezza per quale motivo la Denominazione Comunale non debba essere considerata un brand di mercato o una misura protezionistica commerciale, bensì una scelta politico-culturale pensata per catalogare, tutelare e promuovere il patrimonio tangibile e intangibile delle realtà territoriali.
Qual è la natura della De.Co. nella visione promossa dalla Rete Borghi GeniusLoci?
«Le DeCo traggono origine dall’intuizione di Luigi Veronelli: rappresentano un’azione culturale e politica promossa dal Primo Cittadino unitamente alla collettività per accertare e dare nuova centralità alle risorse del territorio. Non parliamo di certificazioni merceologiche al pari di DOP o IGP, né di una trovata di marketing per la promozione turistica. Si tratta del riconoscimento formale di un elemento identitario — che si tratti di una ricetta tradizionale, di una maestria artigianale o di un episodio storico — capace di esprimere l’essenza di una comunità».
Come mai questa distinzione risulta fondamentale?
«Perché la priorità della De.Co. risiede nella salvaguardia della memoria condivisa e dell’autenticità. Derubricarla a mero strumento commerciale significherebbe svuotarla della sua missione fondante: fare comunità, preservare il sapere locale e pianificare il domani prendendo le mosse dalla propria eredità storica».
Il Percorso Operativo Certificato
Avete strutturato una procedura operativa per arginare le derive mercatistiche. In cosa consiste?
«Nel panorama attuale si rinvengono svariate impostazioni: alcune sconfinano nell’ambito proprio dei marchi di tutela, altre tentano di sovrapporsi ai PAT, altre ancora risultano del tutto prive di fondamento. Questa frammentazione ha finito per sminuire le DeCo, rendendole inefficaci, superflue e talvolta persino in contrasto con le normative vigenti. Per ovviare a ciò, abbiamo codificato — primi in Italia — un Percorso Operativo Certificato che assicura alla De.Co. un’origine democratica, scientificamente solida e aperta alla cittadinanza. Il sistema verifica la correttezza dell’atto di riconoscimento ponendo a confronto i deliberati comunali con la giurisprudenza, il quadro normativo europeo e le buone pratiche. Qualora emergano incongruenze, la procedura consente di riallineare la De.Co. a prassi consolidate, evitando qualsiasi frizione con le regole generali del settore».
Come si articola l’iter e quali soggetti coinvolge?
«Il modello, debitamente registrato, si snoda lungo 12 passaggi codificati che richiedono l’apporto dell’intero tessuto sociale: amministratori, cittadini, esperti e portatori di interesse del territorio. Si tratta di una guida definita volta a garantire un’effettiva partecipazione e la massima trasparenza».
Governance istituzionale e ruolo del Sindaco
Qual è la valenza politica della De.Co. e perché la sua attivazione rientra nelle competenze del Primo Cittadino?
«La De.Co. costituisce un’iniziativa politica propria delle prerogative del Sindaco, attraverso cui si ribadisce la centralità della comunità sul proprio spazio geografico. Presuppone una profonda consapevolezza del passato, un’analisi rigorosa del presente e una chiara visione prospettica per il futuro. È una decisione amministrativa ad ampio raggio che non può essere delegata ad agenzie o logiche promozionali esterne».
I cinque pilastri del modello
Su quali elementi cardine si regge la vostra proposta?
«Il format poggia su cinque pilastri di valore relazionale: Territorio, Tradizione, Tipicità, Tracciabilità e Trasparenza. Tali principi operano per arginare la standardizzazione culturale e valorizzare il fattore umano. Puntiamo sulla singolarità delle radici, sulla genuinità dei processi produttivi, su una tracciabile identità e sulla specificità che rende irripetibile un dato elemento».
Come si conciliano queste direttrici con l’attrattività turistica?
«Laddove sia indirizzata correttamente, la De.Co. diviene un volano naturale per il turismo enogastronomico ad alto valore aggiunto. Il focus non è la vendita di un bene, bensì il racconto del territorio. I viaggiatori più attenti ricercano l’esperienza autentica: la tavola diventa quindi il luogo d’elezione per manifestare il genius loci, ossia la sintesi tra uomo, ambiente, clima e cultura del lavoro».
Requisiti d’accesso, selettività e prospettive
Quali requisiti occorrono per accedere alla Rete dei Borghi GeniusLoci De.Co.?
«L’ingresso è vincolato a parametri rigidi e inderogabili: una documentata storicità, la singolarità dell’elemento, un interesse diffuso per la collettività e un approccio gestionale improntato alla massima snellezza burocratica. Non è un canale aperto indistintamente a tutti: non tutte le realtà dispongono del patrimonio storico, della specificità o della governance idonea».
Cosa risponde a chi definisce la De.Co. una misura elitaria?
«Non si tratta di una selezione snobistica, bensì di una rigorosa tutela dell’autenticità. Consentire l’accesso senza filtri condurrebbe alla svalutazione del circuito e alla perdita di credibilità. È preferibile contare su poche realtà rigorose piuttosto che su una moltitudine di etichette prive di sostanza».
Qual è il messaggio conclusivo rivolto agli amministratori e alle realtà locali?
«La vera sfida istituzionale per i comuni consiste nel difendere la propria singolarità all’interno di un contesto globale omologato. La De.Co. si configura come la leva amministrativa per trasformare la memoria condivisa in una progettualità d’impresa per il futuro. Non siamo nell’ambito del marketing, ma della politica culturale. Quando un borgo vanta storia, peculiarità e determinazione partecipativa, la De.Co. può trasformarsi nel motore trainante di uno sviluppo sostenibile e coerente con le proprie radici».
Un’indicazione operativa per concludere?
«L’invito agli amministratori è di analizzare la propria storia locale, coinvolgere attivamente la cittadinanza e, se sussistono i presupposti richiesti, intraprendere il percorso della De.Co. con senso di responsabilità e rigore scientifico. Non è una scelta adatta a tutti, ma può rivelarsi decisiva per chi intende valorizzare realmente il proprio genius loci. Diverse amministrazioni hanno già imboccato questa strada»


