Dal Vlosh in purezza al Kashmer, uvaggio di Shesh i Zi, Cabernet Sauvignon e Merlot: tre generazioni della famiglia Çobo raccontano la rinascita del vino albanese tra il Monte Tomori e l’Adriatico
A Berat, la città albanese delle mille finestre, Çobo Winery lavora da tre generazioni sui vitigni autoctoni. La famiglia Çobo recupera e valorizza le varietà locali per ottenere vini rossi strutturati ed espressivi. Al centro ci sono il rispetto dell’ambiente e la custodia di un patrimonio che oggi ha ritrovato nuova vita. Due etichette, in particolare, raccontano questo percorso nella viticoltura albanese.
Vlosh, il rosso di Berat
Il Vlosh nasce in purezza dall’omonimo vitigno autoctono a polpa rossa. In passato era conosciuto soprattutto come E Kuqja e Beratit, cioè “La Rossa di Berat”. Il nome richiama il celebre rosso di Onufri, pittore di icone del XVI secolo. Anche l’etichetta, del resto, riproduce una delle sue icone più famose.
Le uve crescono su una collina a Malas, tra i 60 e i 240 metri, su terreni soprattutto calcarei. Il mare dista circa 28 chilometri e la sua influenza arriva attraverso la pianura. Dopo due settimane di fermentazione, il vino affina tra acciaio, grandi botti e barrique. Nel bicchiere, quindi, ha una struttura importante, con note di mora selvatica, ciliegia ed erbe spontanee.
“La collina è sempre ventilata: questo ci aiuta nella cura delle vigne e ci permette di limitarci a quattro o cinque trattamenti all’anno”, spiega Muharrem Çobo, proprietario della cantina. “Per noi il Vlosh non è solo un vino, ma l’espressione più limpida e sincera della nostra terra”.
Kashmer, tra vitigni locali e internazionali
Il Kashmer, invece, è un uvaggio il cui primo impianto risale al settembre 2000. Il cuore del vino è lo Shesh i Zi, storico vitigno autoctono a bacca rossa, presente in azienda dai primi anni Novanta. Accanto ci sono Cabernet Sauvignon e Merlot. I vigneti si trovano a Malinat, tra i 350 e i 400 metri, sotto l’influenza del Monte Tomori e delle correnti adriatiche.
Lo Shesh i Zi porta speziatura e note di visciola, mentre i vitigni internazionali danno morbidezza e struttura. Il vino affina poi tra grandi botti, barrique e bottiglia.
“Il Kashmer è nato un po’ per caso. Non siamo partiti con l’idea di creare un taglio bordolese: abbiamo provato a unire Cabernet e Merlot allo Shesh e il risultato ci è piaciuto”, racconta Muharrem Çobo. “Con il tempo, il Kashmer è diventato il nostro rosso storico”.



