Monteruscello non è più soltanto il quartiere nato in fretta e furia dopo il bradisismo degli anni Ottanta. Oggi, grazie a una visione che intreccia cultura, agricoltura e solidarietà, sta diventando un laboratorio urbano che guarda all’Europa
A dimostrarlo è la quarta edizione del Monteruscello Fest, in programma l’8 e il 9 settembre in piazza De Curtis, con oltre duecento stand gastronomici e un cartellone musicale di primo piano.
La conferenza stampa di presentazione, ospitata al Monteruscello Agro City e moderata dalla giornalista Brunella Cimadomo, ha visto la partecipazione di istituzioni, associazioni e organizzatori, che insieme stanno trasformando il festival in un vero e proprio incubatore di crescita e fattività. È qui che ha preso vita il nuovo vino “Santa Chiara”, una falanghina flegrea nata dal recupero di un vigneto trentennale abbandonato e dall’impianto di nuove vigne. Un gesto agricolo e urbanistico, capace di riconnettere il tessuto cittadino con la sua vocazione naturale e trasformare uno spazio dimenticato in simbolo di identità e innovazione. Il Santa Chiara diventa così metafora di un’agricoltura moderna, efficiente e innovativa, dimostrando che la modernità può nascere proprio da ciò che sembrava perduto.
Il Monteruscello Fest non è solo una festa, ma un motore di valorizzazione che porta lavoro, relazioni ed economia, facendo di una periferia un luogo di aggregazione e crescita. Tre sono gli obiettivi principali dell’iniziativa: rigenerare il quartiere trasformandolo in parte viva del territorio flegreo, rafforzare il legame agricolo attraverso produzioni identitarie come questo vigneto, e creare una comunità coesa, una grande famiglia che si è consolidata nel tempo. «Monteruscello è sostegno ed è una grande famiglia che si è creata nel tempo», sottolinea Daniele Testa, tra gli organizzatori, ricordando come il festival sia non solo evento ma anche momento di solidarietà e condivisione.
È un esempio raro di festival capace di rigenerare un quartiere nato da una ferita, inserendosi in un filone internazionale di rigenerazione urbana. Come Euralille in Francia, che ha trasformato una zona degradata in un vibrante centro multifunzionale simbolo di modernità e innovazione architettonica, o come Glasgow e Bristol, che hanno saputo trasformare cultura e arte in strumenti di rinascita urbana. Monteruscello segue la stessa strada, ma con una peculiarità, qui la rinascita passa per agricoltura, vino e convivialità, strumenti concreti di rigenerazione sociale e culturale.
Il festival mantiene intatta la sua anima solidale; infatti lo scorso anno sono stati raccolti 108mila euro devoluti a Telethon per sostenere la ricerca del Tigem di Pozzuoli sulle malattie genetiche rare. Quest’anno, oltre alla raccolta fondi, la solidarietà si concretizza anche attraverso la donazione di un’incubatrice portatile alla Schiana di Pozzuoli, «un piccolo gesto verso la città», sottolinea Testa, che rafforza il legame tra festival e territorio.
Durante le due giornate di settembre, piazza De Curtis si trasformerà in un grande villaggio del gusto, con chef stellati, pizzaioli, pastry chef e artigiani della gastronomia pronti a proporre percorsi di sapore e creatività. La direzione artistica, affidata a Fatima Trotta e Gianni Simioli, accompagnerà il pubblico tra concerti e spettacoli sotto il tema “Feel the Heart – Senti il cuore”, un invito a riscoprire il legame emotivo con il quartiere attraverso cibo, musica e partecipazione collettiva.
Ideato dagli imprenditori Giovanni e Vincenzo Tammaro, attivi nell’agroalimentare, e dai fratelli Daniele e Simone Testa, protagonisti della ristorazione, il Monteruscello Fest ha sempre puntato a trasformare la piazza in un palcoscenico di orgoglio condiviso. Negli anni ha rafforzato produzioni autoctone come il pomodorino cannellino flegreo, aumentando domanda e conoscenza del territorio, e ora punta al vino Santa Chiara come nuovo ambasciatore del Flegreo.
Così Monteruscello, quartiere nato come risposta emergenziale al bradisismo, scrive una storia diversa: non più periferia da riempire, ma città-laboratorio capace di intrecciare agricoltura, ricerca, cultura e comunità. Il Monteruscello Fest si conferma l’occasione annuale per rendere visibile questo cambiamento, dimostrando che quando un progetto urbanistico incontra la vita reale dei cittadini e delle imprese, nasce non solo un evento, ma una visione sostenibile di città.




