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Storia del Bardolino, il vino “simpatico” di Veronelli

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Dal Beaujolais degli alberghi svizzeri ai 20 milioni di bottiglie di oggi: il Consorzio Vini Bardolino ha celebrato cento anni di vita

Nel Novecento gli svizzeri lo spacciavano per francese. Cinquant’anni dopo, invece, era il “vino più plagiato d’Italia” secondo lo storico giornalista enologico Zeffiro Bocci. Semplice ma mai banale, “simpatico” nelle parole di Luigi Veronelli, il Bardolino festeggia (almeno) cento anni di storia. Lo fa nella veste che non ha mai smesso di indossare, quella del vino “pop”.

Proprio da questa attitudine accessibile e immediata, capace di parlare a tutti, è partito infatti il centenario del Consorzio Vini Bardolino. Le celebrazioni si sono tenute a Bardolino dal 9 all’11 ottobre, tra eventi aperti al pubblico e appuntamenti riservati alla stampa.

Un centenario senza formalismi

“Festeggiamo un secolo dall’istituzione del Consorzio di difesa del vino tipico Bardolino, il primo organismo di tutela che, già dal 1926, ha riconosciuto e valorizzato la capacità del Bardolino di interpretare l’anima del suo territorio”, ha spiegato il presidente Fabio Dei Micheli. “Oggi vogliamo rivendicare questa vocazionalità nei calici, abbracciando con determinazione il carattere contemporaneo e conviviale dei nostri vini. Per questo abbiamo voluto un centenario senza formalismi, che guarda al futuro più che al passato”.

Bardolino e Chiaretto, due vini versatili

Il Bardolino nasce in un territorio unico, modellato da un mosaico di climi tra il Lago di Garda e le pendici del Monte Baldo. Il vitigno simbolo è la Corvina Veronese, completata da Rondinella e Molinara. Ne nasce così un rosso leggero, fresco e di facile beva, con una gradazione alcolica generalmente contenuta. Per questo si adatta con vivacità a ogni occasione.

La stessa versatilità appartiene al Chiaretto, il rosato più venduto d’Italia. Nasce da Corvina Veronese fino al 95%, con almeno un 5% di Rondinella. Inoltre è conviviale e trasversale a stagioni e occasioni, dall’aperitivo alla tavola fino alla miscelazione.

La storia del Bardolino, dall’epoca romana a oggi

Le prime tracce della vite nel territorio gardesano risalgono all’epoca romana. Tuttavia è dal Medioevo, sotto l’impulso delle istituzioni religiose, che la viticoltura locale si afferma e si consolida. Nell’Ottocento, poi, arriva il nome di Bardolino. Sul finire del secolo lo storico e letterato Giuseppe Solitro lo descriveva come un vino in grado di competere “con i migliori della penisola”. Negli alberghi svizzeri, intanto, veniva servito come Beaujolais.

Nel Novecento la sua popolarità cresce rapidamente e il Bardolino si afferma come “vino tipico”. Negli anni Venti, infatti, viene premiato alla Mostra Campionaria Vini Veronesi di Verona. Nel 1926 nasce quindi il “Consorzio di difesa del vino tipico Bardolino”. Tra gli anni Quaranta e Cinquanta comincia poi il percorso internazionale della denominazione, a partire dagli Stati Uniti. Oggi sei bottiglie su dieci sono destinate ai mercati esteri.

La storia moderna si apre con l’approvazione della Doc nel 1968 e con la nascita dell’attuale Consorzio di tutela nel 1969. Prima arrivano i riconoscimenti della critica. Dagli anni Duemila, invece, il territorio avvia un rinnovamento dei vigneti e la riscoperta della propria identità territoriale e stilistica.

Il Consorzio in numeri

Oggi il Consorzio opera in regime di erga omnes, con una rappresentatività del 92%. Conta inoltre 817 soci, tra cui più di 600 viticoltori. La superficie vitata è di 2.400 ettari, di cui 1.000 dedicati al Chiaretto. Infine l’annata 2026 vale circa 20 milioni di bottiglie, divise in parti uguali tra le Dop Bardolino e Chiaretto

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