Albicocche, l’allarme degli agricoltori: “Preferiamo farle marcire”

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albicocche

L’appello di Slow Food per salvaguardare la biodiversità vesuviana. Spigno: “I cambiamenti climatici fanno perdere le diverse varietà”

NAPOLI. Pronti anche a farle marcire sugli alberi, piuttosto che svenderle alle industre conserviere che le stanno pagando anche 5 centesimi al chilo. Gli agricoltori vesuviani che producono le albicocche sono decisi ad andare avanti nella loro battaglia, dato che il comparto è quasi in ginocchio. Prima le avverse condizioni meteo, durate fino a giugno, poi il caldo torrido delle ultime settimane ha portato a maturazione contemporaneamente tutte le albicocche, come aveva immaginato Gaetano Romano, presidente del Presidio Slow Food Albicocche del Vesuvio. Il dramma, adesso, è scegliere realmente se lasciarle sugli alberi o raccoglierle, svendendole.

L’agricoltura è la più esposta ai cambiamenti climatici e non possiamo più far finta di niente”. Ha commentato Patrizia Spigno, responsabile regionale dei Presidi Slow Food, soffermandosi sulle diverse varietà del frutto arancione: “La nostra agricoltura locale non può lavorare in monocoltura, deve salvare tutto il patrimonio genetico per fronteggiare il futuro incerto”. Ma, ha aggiunto Spigno: “Le varietà meno pregiate in un prossimo futuro potrebbero essere le uniche che restino in uno scenario, non troppo lontano dalla realtà, di cambiamenti climatici. Per questo non possiamo permetterci di perdere nessun gene ancora presente in natura”.

Non chiamateli eroi, vogliono solo essere contadini

È il claim che risuona lungo le pendici del vulcano, tra i più famosi al mondo. Uno slogan significativo, che punta a sensibilizzare tutti sulla battaglia contro il dissesto idrogeologico, gli incendi e i rifiuti. “I nostri contadini vesuviani si sono associati per essere più competitivi, per migliorare la qualità, per non rincorrere le aziende conserviere, per innovare il prodotto e conservare il patrimonio”. Ha detto la fiduciaria Slow Food Vesuvio, Maria Lionelli. Ad oggi Slow Food sta indicando un modello di agricoltura basato sulla qualità, il rispetto dell’ambiente. Di qui l’invito ad essere presenti tutti a Roma per dare visibilità all’emergenza che stanno vivendo i contadini vesuviani.

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