Alla scoperta dell’Irpinia e dei suoi vini con Angelo Muto di Cantine dell’Angelo

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Le “Interviste degli Eroi” cambiano format e vanno anche in video. Nella prima puntata andiamo alla scoperta di un territorio della Campania, Tufo in provincia di Avellino

AVELLINO. Una puntata sperimentale, una puntata pilota, o, anche, una puntata zero. La si potrebbe definire in tanti modi, mancando, però, di dire quello che realmente è l’intento che ci muove, seppur virtualmente per le restrizioni dovute alle pandemia da Covid-19, ad organizzarci e far parlare del mondo vasto dell’enogastronomia. Uno dei pilastri dell’economia nazionale, senza il quale gli stessi indicatori economici sarebbero monchi e farebbero scivolare ancora più giù il Pil dell’Italia.

Sentiamo il bisogno di parlare di agricoltura, viticoltura e filiera enogastronomica. Sentiamo il bisogno di far sentire la voce delle aziende che trasformano il cibo, di coloro che sono impegnati a trasformarlo, di tanti che ogni giorno – fino a qualche settimana fa – lo servivano sulle tavole di ristoranti, pizzerie e, più in generale, delle attività commerciali di tutta la penisola.

Partiamo con questa prima puntata speciale raccontando il territorio ed il vino di Angelo Mutu, di Cantine dell’Angelo. Ci troviamo nella città di Tufo, in provincia di Avellino, in regione Campania, nel cuore di una delle più importanti denominazioni italiane di vini bianchi, la Docg Greco di Tufo. La famiglia Muto, di cui Angelo è la terza generazione direttamente impegnata nei filari, ha deciso di difendere il reddito agricolo vinificando in proprio. L’agricoltura di Angelo è a basso impatto, proprio come quella del nonno e del padre, molto attenta alla salubrità del suolo, che in questa area è ricchissimo di zolfo.

Le parcelle di vigna si suddividono in due corpi principali: 5 ha in contrada Campanaro, immediatamente a ridosso delle antiche miniere; un ettaro a Torre Favale, dove troneggia la torre di areazione dei cunicoli ormai dismessi e un ultimo appezzamento si trova sul colle San Marco, dove nasce l’ultima etichetta aziendale. In questa località si trova l’antico vigneto del nonno, che Angelo ha ripristinato reimpiantando nel 2014 il Coda di Volpe, antico vitigno storicamente presente a Tufo, utilizzato in passato prevalentemente come uva da taglio, dando vita a un vino godibile e di carattere.

Fosca Tortorelli
Raffaele Perrotta

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